Nuovo record per Oilproject, la più grande digital school italiana

Nuovo record per Oilproject, la più grande digital school italiana

Risultato straordinario per Oilproject. Cresce il numero di accessi alla più grande digital school italiana - entrata a febbraio 2015 nel portfolio di TIM Ventures - che a marzo 2014 registrava 536.571, a marzo 2015 1.111.814 e oggi conta più di 1.300.000 di utenti unici Analytics ogni mese.

Secondo ricerche dell’Ocse, il livello tecnologico e metodologico del sistema scolastico italiano è molto basso rispetto a nazioni più avanzate. Gli studenti italiani usano poco Internet come strumento didattico. Quindi l’Italia non è ancora pronta per la didattica digitale.

Significherà ridurre di molto l’apprendimento puramente nozionistico per fare didattica attiva. Le classi saranno virtuali e la distanza tra "casa" e "scuola" sarà azzerata. Studiare vorrà dire fare ricerca. Imparare vorrà dire scoprire.

Abbiamo fatto qualche domanda a Marco De Rossi, fondatore della startup.

Come e quando è nato Oilproject?

Prima di essere un’azienda e "MOOC" (come adesso va di moda dire), è stato molto altro. L’iniziativa è nata nel settembre 2004 come progetto gestito da volontari, io avevo quattordici anni ed ero veramente inesperto. L’obiettivo era quello di offrire lezioni gratuite di informatica, la mia passione. I corsi si svolgevano in chat e lo spirito di free knowledge sharing prevedeva che "il docente di una lezione potesse essere lo studente di un’altra".
L’idea, ben prima che arrivasse la moda del Web 2.0 e degli User Generated Content, era quella di condividere gratuitamente le proprie conoscenze pubblicando contenuti didattici via Web. Peer2peer learning, per farla breve.
Ma c’è pure un dietro le quinte personale. Mi ero appena iscritto al liceo classico e sapevo che lì di informatica ne avrei trovata veramente poca (anzi, ero l’unico che ne capiva qualcosa di Web, e infatti per vari anni ho gestito il sito della scuola venendo pagato in buoni Fnac). L’idea di mettere completamente da parte Php e Python e lanciarmi da solo su Senofonte ed Erodoto non mi allettava, e allora insieme ad altri ragazzi conosciuti online - che ho conosciuto poi dal vivo solo nel 2007 - mi sono creato autonomamente una "scuola" in cui potessi studiare gratuitamente.
Detto questo, sono contentissimo di aver fatto il classico, e rifarei quella scelta. Il focus iniziale di Oilproject sulle materie umanistiche nasce da lì. Calvino e Php sono un mix potentissimo!

Perché questo nome (bellissimo, tra l’altro)?

E’ un incidente di percorso. A 14 anni sapevo l’inglese peggio di ora e dato che le lezioni erano di informatica ho pensato a "Oilproject", presunto acronimo di "Open Informatic Lessons Project". Peccato che l’aggettivo Informatic non esista. Il nome però ormai è abbastanza conosciuto e quindi abbiamo preferito non cambiarlo. Ci limitiamo, codardamente, a nascondere il significato dell’acronimo e a spiegarlo solo quando qualcuno ci mette con le spalle al muro e ce lo chiede, come hai appena fatto tu.

Dove va la scuola del futuro?

Non sarà solo tra quattro mura e su un banco di scuola. Sarà blended: sia in classe, sia a casa. Durerà tutta la vita. Sarà immersiva e integrata con tutte le altre forme di comunicazione e informazione da cui già impariamo un sacco (Web, social media inclusi). Sarà governata dal docente, sempre più guida di orientamento al mare magnum di stimoli, informazioni, libri, piattaforme, servizi e persone che ci sono lì fuori. Tutto ciò che è frontale diventerà commodity e andrà online. In classe ci si concentrerà sul lavoro di chiarimento dei dubbi, approfondimento, confronto e su tutto il lavoro laboratoriale (anche su materie come matematica e italiano).

Qualche numero su Oilproject oggi?

La prima versione del sito web in cui era possibile inserire corsi e fruirne gratuitamente è stata lanciata nell’ottobre del 2012. La materia su cui abbiamo puntato all’inizio era la letteratura italiana. Poi ci siamo spostati su matematica, biologia, chimica, fisica, inglese, storia e filosofia. Da allora, siamo passati da 40.000 utenti unici mese a un milionetrecentomila di utenti al mese. 

Cosa ti hanno dato TIM #Wcap e TIM Ventures?

Competenze, risorse economiche e la possibilità di mettersi alla prova e di sbagliare. Se nessuno ti dà fiducia è difficile sbagliare. E se non sbagli non impari nulla.

 

 

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